Echi del Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione

A seguito dei lavori del Sinodo, a noi dell’ICCRS piacerebbe condividere gli interventi degli auditori carismatici durante questo incontro speciale. Allo stesso modo, pubblichiamo l’intervento di Sua Eminenza Card. Stanislaw Rylko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, attraverso il quale egli mette in luce splendidamente il lavoro che i movimenti e le nuove comunità stanno portando avanti per grazia dello Spirito Santo. Ciascuno degli interventi è un grido profetico di ciò che lo Spirito dice alla Chiesa oggi: la necessità di una nuova Pentecoste che spinga la nuova evangelizzazione. Seguono i testi degli interventi:

S. Em. R. Card. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici (Città del Vaticano)

Al n. 115 dell’Instrumentum laboris leggiamo che “il fiorire in questi decenni in modo spesso gratuito e carismatico di gruppi e movimenti dediti in modo prioritario all’annuncio del Vangelo è un altro dono della Provvidenza alla Chiesa”. Il Magistero degli ultimi Pontefici ha ribadito in molte circostanze questa natura provvidenziale della “nuova stagione aggregativa dei fedeli laici”, evidenziandone la stretta relazione con la “rinnovata Pentecoste” del Concilio Vaticano II. In particolare, il Beato Giovanni Paolo II non ha mancato di rimarcare il dinamismo missionario dei movimenti e delle nuove comunità che: “rappresentano un vero dono di Dio per la nuova evangelizzazione e per l’attività missionaria propriamente detta. Raccomando, quindi, di diffonderli e di avvalersene per ridare vigore, soprattutto tra i giovani, alla vita cristiana e all’evangelizzazione, in una visione pluralistica dei modi di associarsi e di esprimersi”. Il Papa Benedetto XVI a sua volta ha ribadito che “strumento provvidenziale per un rinnovato impulso missionario sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità; accoglieteli e promuoveteli nelle vostre Diocesi”. E in un’altra occasione ha incoraggiato i vescovi ad accoglierli “con molto amore”. Purtroppo movimenti e nuove comunità rimangono ancora una risorsa non ancora pienamente valorizzata nella Chiesa, un dono dello Spirito e un tesoro di grazie ancora nascosti agli ocehi di molti Pastori, forse intimoriti dalla novità che apportano alla vita delle diocesi e delle parrocchie. Il Santo Padre è ben consapevole di questa difficoltà, perciò esorta i Pastori a “non spegnere i carismi, essere grati anche se sono scomodi”. Si esige dunque una vera “conversione pastorale” dei vescovi e dei preti, chiamati a riconoscere che i movimenti sono innanzitutto un dono prezioso piuttosto che un problema. Lo slancio missionario delle nuove realtà, infatti, non deriva da un entusiasmo emotivo e superficiale, ma scaturisce da esperienze molto serie ed esigenti di formazione dei fedeli laici ad una fede adulta, capace di rispondere adeguatamente alle sfide della secolarizzazione.

La novità della loro azione, dunque, non va ricercata nei loro metodi, ma nella capacità di riaffermare la centralità di Dio nella vita dei cristiani, una questione fondamentale negli insegnamenti del Santo Padre Benedetto XVI. Anche per il compito delIa nuova evangelizzazione vale l’antico adagio scolastico: “operari sequitur esse”, perché il nostro agire esprime sempre ciò che siamo. L’evangelizzazione non è solo e non è tanto questione di “saper fare”, ma è innanzitutto una questione di “essere”, essere cioè cristiani veri e autentici. D’altronde i metodi di evangelizzazione che movimenti e nuove comunità adottano sono all’apparenza diversissimi, veramente multiformi, ma tutti riconducibili alle “tre leggi della nuova evangelizzazione” che l’allora Cardinale Ratzinger formulò per catechisti e insegnanti di religione in occasione del Giubileo del 2000: innanzitutto la “legge dell’espropriazione”, ovvero non parlare a nome proprio, ma a nome delia Chiesa, tenendo fermo che “evangelizzare non è semplicemente una forma di parlare, ma una forma di vivere”, cioè la chiara coscienza di appartenere a Cristo e al Suo Corpo (Chiesa!) che trascende il proprio io. La seconda è la “legge del granellino di senapa”, cioè il coraggio di evangelizzare con pazienza e perseveranza, senza pretendere di ottenere risultati immediati, e ricordando sempre che la legge dei grandi numeri non è la legge del Vangelo. È un’attitudine che possiamo riconoscere, ad esempio, nell’opera di evangelizzazione intrapresa da movimenti e nuove comunità nelle zone più secolarizzate della terra. La terza “legge” è quella del chicco di grano, che per dare la vita deve morire, deve accettare la logica della croce. In queste leggi è racchiuso il segreto più profondo dell’efficacia dell’impegno evangelizzatore della Chiesa in tutti i tempi.


Prof. José Prado Flores, Fondatore e Direttore internazionale delle Scuole di Evangelizzazione Sant’Andrea (Messico)

Se Giuseppe e Maria smarrirono Gesù a Gerusalemme qualcosa di simile può accadere oggi nel peregrinare della nostra Chiesa. Cinque secoli fa abbiamo lasciato il Primo Annuncio gioioso e ci siamo rifugiati nei sacramenti, nei dogmi e nei catechismi; che non sono male, no, purché vengano dopo il Primo Annuncio. Non prima, e soprattutto non al suo posto. Alcuni hanno perso la Parola, e preferiscono gli schemi pieni di sapienza umana. Non mi permetto di affermare che abbiamo perso Gesù, però mi chiedo... - Davvero consideriamo tutto come perdita e spazzatura, dinanzi alla “conoscenza di Gesù risorto”? (Fil 3, 7-8) - Da noi traspare la gioia di chi ha trovato il tesoro nascosto? (Mt 13, 44)... - Perché in molti atti di devozione si fa tanta fatica a trovare Gesù vivo e risorto? - Se Gesù risorto non appare a tutto il popolo “ma soltanto ai testimoni” che vanno ad annunciare il Vangelo (At 10, 40-42): possiamo dire noi di aver avuto un incontro personale con Gesù vivo, che ci identifichi come testimoni? Il popolo di Dio ci ripete e reclama: Vogliamo vedere Gesù”. Paolo ha fallito all’Areopago perché ha parlato della risurrezione ma non di Gesù risorto, mentre Pietro ha ottenuto una ricca pesca a Gerusalemme perché ha trafitto il cuore” con la spada dello Spirito. Il problema non è che la Chiesa cattolica non evangelizzi, bensì che ad evangelizzare siano a volte i “non evangelizzati”. Vale a dire che alcuni evangelizzatori non sono ancora scesi al Giordano per avere una esperienza personale dell’amore di Dio, e non sono ancora entrati nel Cenacolo per ricevere la loro Pentecoste personale. La pedagogia della fede è come una partita di calcio che si gioca in due tempi: il Primo tempo, il Primo Annuncio. Il secondo: la catechesi e la teologia. Quindi gli evangelizzatori giocano il primo tempo, i catechisti e i maestri, il secondo. Come Giuseppe e Maria tornarono a trovare Gesù nel luogo in cui lo avevano smarrito (Lc 2, 45), così anche noi, torniamo a Gerusalemme, dove c’è una tomba vuota!


Sig. Manoj Sunny, regista e giornalista; Membro fondatore del movimento “Jesus Youth” (India)

Ecco quattro aree specifiche che richiedono attenzione nel contesto della “Nuova Evangelizzazione”: 1. La centralità del ruolo dei laici. Più di qualunque altro settore della comunità ecclesiale, i laici stanno nel mondo e sono impegnati in tutti e sette gli ambiti elencati nell’Instrumentum laboris (nn. 51-67). Comprendere l’importanza del laicato per avvicinarsi ad aree cruciali del mondo secolare, lavorando accanto al clero, è fondamentale per la “nuova evangelizzazione”. 2. L’importanza di andare incontro all’Asia. Dobbiamo concentrarci sull’evangelizzazione dell’Asia, di fronte a un’economia asiatica in crescita, alla rapida crescita di Cina e India e all’elevato numero di migrazioni dall’Asia verso le altre parti del mondo. Evangelizzare i laici in Asia sta diventando a sua volta lo strumento più efficace per evangelizzare il mondo. 3. L’urgenza di formare giovani missionari. Considerando che su questo pianeta ci sono tre miliardi di persone sotto i 25 anni, è urgentemente necessario formare questi giovani perché diventino missionari. Nella Jesus Youth seguiamo questi sette passi per formare i giovani alla missione: 1) andiamo loro incontro e li invitiamo in un gruppo accogliente; 2) li orientiamo verso l’incontro con il Signore; 3) li integriamo in una comunità e cultura di fede; 4) li aiutiamo a scoprire la loro vocazione e i loro carismi; 5) offriamo loro una catechesi per costruire la loro fede cattolica; 6) li motiviamo e li inviamo in missione; 7) li aiutiamo a partecipare alla vita del movimento e alla sua cultura di missione e di impegno. 4. La nascita di nuovi movimenti ecclesiali e missionari laici. I nuovi movimenti ecclesiali menzionati al numero 115 hanno dato vita al fenomeno dei missionari laici a tempo pieno, indispensabili per la “nuova evangelizzazione”. Molti laici vengono invitati ad abbandonare lavori a tempo pieno e a operare come missionari. Dotati di grandi capacità professionali e un migliore accesso agli ambienti secolari, portano il Vangelo nei posti più remoti della terra che la Chiesa ha difficoltà a raggiungere. La Chiesa deve riconoscere e incoraggiare questi missionari laici e sostenere la loro formazione affinché la “nuova evangelizzazione” sia davvero efficace.


Dott. Salvatore Martinez, Presidente per l’Italia del Rinnovamento nello Spirito Santo (Italia)

Al n. 39 dell’Instrumentum Laboris si legge: “Più di una Chiesa particolare chiede al Sinodo di verificare se l’infecondità dell’evangelizzazione oggi... sia un problema anzitutto ecclesiologico e spirituale “. Il Servo di Dio Paolo VI, il quale quaranta anni or sono così si esprimeva: “Quale bisogno avvertiamo, primo e ultimo, per questa nostra Chiesa benedetta? La Chiesa ha bisogno della sua perenne Pentecoste; ha bisogno di fuoco nel cuore, di Parola sulle labbra, di profezia nello sguardo” (Udienza generale, 29.XI.1972). Per una nuova evangelizzazione servono uomini nuovi. Dove c’è lo Spirito di Dio, là c’è futuro! Dove la Sua presenza viene invocata e i Suoi carismi accolti ed esercitati, la Chiesa rifiorisce, la preghiera si fa annuncio, la gioia non conosce stanchezze e il servizio all’uomo rivela la carità di Dio. Il Beato Giovanni Paolo II e il Papa Benedetto XVI hanno segnalato nuove energie evangelizzatrici che molti fedeli laici stanno mettendo a disposizione della Chiesa, grazie alle nuove pedagogie di fede esperimentate mediante i diversi carismi nei Movimenti ecclesiali e nelle Nuove Comunità. La madre di tutte le crisi che soffriamo è spirituale. Urge ritornare allo Spirito Santo, più pregando che teorizzando, facendo sì che la fede dogmatica sia sempre accompagnata dalla fede carismatica. La nuova evangelizzazione si prepara più con la vita comunitaria e con la fiducia nella fraternità che con programmazioni e revisioni.


Visitate il sito web del Vaticano per vedere tutti gli interventi.



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