Un saluto dal presidente dell'ICCRS Jim Murphy in occasione della celebrazione del 25° Anniversario (solo in inglese):

 

Foto dalla Messa e dal Ricevimento:

(inclusa la benedizione di un'icona commissionata per la Cappella dello Spirito Santo nell'immagine della Madonna del Divino Amore - un'immagine venerata al Santuario della Madonna del Divino Amore appena fuori Roma).

 

ICCRS: Festa dell’ Esaltazione della Santa Croce (14/ 09 /2018)

Omelia del Cardinale Paul Josef Cordes

In questa occasione del giubileo dobbiamo senza dubbio cominciare con un grande ringraziamento al Signore della Chiesa: “ Halleluja – sia benedetto Gesù Cristo! ” Il figlio di Dio ha voluto ICCRS (International Catholic Charismatic Renewal Services) per diffondere la sua salvezza in tutto il mondo. Il suo strumento evangelizzatore è stato riconosciuto esattamente in questo giorni di 25 anni fa. ICCRS e in futuro anche CHARIS è un nuovo impianto ecclesiale inaspettato e sorprendente ovvio – per niente un regalo tutto fatto, caduto dal cielo – come un pacchetto scelto nel catalogo a Amazon, che ordinato e per e-mail arriva – tutto compreso – agli interessati a casa.

Il parto de ICCRS è stato davvero complicato. Ho accompagnato da vicino la nascita di questo movimento evangelizzatore.

Sono stato nel 1984 nominato “episcopal advisor” per il “Rinnovamento Carismatico Cattolico” dal Papa Giovanni Paolo II come successore del benemerito Cardenal Suenens. Il cardinale di Buxelles volle lasciare questo incarico a causa della sua età. Il mondo del “Rinnovamento Carismatico” per me era del tutto sconosciuto. Cosi andai presto negli State Uniti per vedere alcuni centri di questa nuova corrente della spiritualità. Ho incontrato Bob Gallic a Newark / New Jersey e la sua Comunità “People of Hope”, e Kevin Ranaghan e la sua Comunità “People of Praise” a Notre Dame, Indiana.

Sono per me stati incontri veramente sconvolgenti. Lo stile di preghiera che trovavo mi sembrava molto strano, i canti in lingue confuse e sconcertanti per me, un tedesco, plasmato dalla intellettualità, abituati alle forme di preghiera sobrie e guidate della “ rubriche liturgiche”, dalle indicazioni disciplinanti. L’ esperienza iniziale del “Rinnovamento Carismatico” prometteva dunque poco di positivo e non fu per niente un “ amore a prima vista”. Ma lentamente ho scoperto il loro vigore per il nostro atto di fede. Sono stato illuminato che – anche se la ragione ha la sua parte importante nell’ atto di fede – se vogliamo darci personalmente al Dio personale, la forza della volontà sta nei nostri sentimenti. Ho scoperto in Sant’ Agostino una bellissima regola per andare al Padre di Gesù Cristo. Il grande avventuriero de Dio ci indica la via: “ Per questa strada, verso Dio, nostri piedi sono i nostri affetti. Nella misura degli affetti che uno ha, ci spinge I’ amore. Così di fronte a Dio si avvicina o si allontana” . Il Rinnovamento Carismatico ha accolto I’ intuizione di S. Agostino. Mi sembrava dunque molto desiderabile da diffondere la dimensione emozionale del Rinnovamento Carismatico nella missione ecclesiale.

Come sapete – non ero solo io che inizialmente provavo delle riserve di fronte a questa corrente. Nelle parrocchie e tra i pastori, anche nella Curia vaticana e nell’ episcopato del mondo la sua promozione è e rimane limitata – fenomeno tra I’ atro non sorprendente, perché la storia della Salvezza ci mostra che tutti tentativi di rinnovare la fede inizialmente hanno trovato resistenza. D’ altra parte alcuni pastori della Chiesa hanno intuito subito la grazia del Rinnovamento.

Per citarne uno – e non il più irrilevante – il Santo Giovanni Paolo II.

Ricordo molto bene la “Quarta Conferenza Internazionale dei Leader” con questo Papa nel maggio 1981 – tra I’ altro una settimana prima dell’attentato di Ali Agca. Stavamo insieme nei Giardini Vaticani davanti alla Grotta di Lourdes. Era piuttosto rumoroso. Si pregava alta voce, si cantava in lingue. Ma si poteva vedere una faccia molto contenta di Giovanni Paolo II, che anzi cantava senza riserve con tutti noi: “Praise the Lord !” Dopo ci diceva: “ Si, mi rallegro molto di questa occasione di parlare a voi dal profondo del mio cuore … Desidero sottolineare la necessità di arricchire e mettere in pratica questa visione (del Rinnovamento) sì essenziale …”

Chiarezza e orientamento della teologia senza dubbio non sono sa disprezzare. Ma la conoscenza intellettuale deve andare in sintonia con le forze emozionali. Il dramma del cristianesimo de oggi è più che mai il distacco tra la verità saputa e la verità praticata, tra fede discussa e testimonianza vissuta.

Non pochi cristiani proclamano il CREDO, ma Dio è assente dalla loro vita, della loro decisioni. I farisei del tempo de Gesù, non erano ottimi specialisti della parola di Dio? E allo stesso tempo criticati severamente dal Signore. Ancora peggio: scrive le lettera di San Giacomo: “ Tu credi che c’ è un Dio solo? Fai bene; anche i demoni credono e tremano! “ (2,19).

E quello che è più triste: senza l’ esperienza dello Spirito Santo a tanti sfugge la fonte della vera felicità. Perché non sperimentano la gioia della presenza di Dio. Se per loro Dio non è morto,al massimo è saputo come un Dio lontano – come un Allah nel Islam o come un destino sopra le nuvole – cosi diceva recentemente il già presidente dell’ Irlanda Enda Kenny. Il secolarismo della nostra epoca e il razionalismo della teologia hanno distrutto ogni gusto di intimità col Padre rivelato e ogni fascino della amicizia con Gesù. Il cristianesimo è ridotto a un sistema di pensiero o a una spinta per pace e giustizia. Mia madre ha compiuto quasi 90 anni prima di morire. E mi diceva più che una volta: “ Oggi tante persone hanno una vita lunga. E negli ultimi sono spesso molto soli. Poveri quelli, che non hanno fede. Non sanno a chi rivolgersi nella loro solitudine”

Per questo abbiamo bisogni delle correnti come il Rinnovamento Carismatico Cattolico. Questo movimento fa praticare vigorosamente – come altre iniziative pastorali nuove – che Dio è personale, che Dio è in se stesso relazione di perfetto amore, che Dio si apre a noi nella forza dello Spirito Santo. Non per caso si canta di gioia: “Halleluja – Praise the Lord; magnificate il Signore!” E cantando così si proclama l’ esultanza e si viene riempiti di letizia. Perché – come scrive San Paolo – “ Il frutto dello Spirito è gioia … “ (Gal 5,22)

Si celebra questo nostro giubileo il Giorno dell’ Esaltazione della Santa Croce. Forse per l’ aspetto comune del Rinnovamento questa coincidenza prima vista è una sorpresa, anzi paradosso. Non abbiamo appena messo in luce l’ allegria che offre questo movimento alla Chiesa e che attira cristiani con forza? E non vogliamo adesso per niente distruggere questa qualità, indicando la Croce. Ma uno sguardo realista sulla nostra vita e la storia della nostra salvezza non permettono de negare la croce. Il paradiso ci è promesso, ma non ci ha aperto già le sue porte. C’ è sofferenza e peccato dentro di noi e intorno a noi. Il Corpo mistico de Cristo mostra innegabilmente le sue ferite in questi giorni e la nostra anima qualche volta espelle dei gridi di dolore e compassione. Nella nostra intimità col Signore non possiamo dimenticare la nostra Madre Chiesa e i nostri fratelli.

Ma con Cristo la croce del Signore non è solo un peso, o persino uno strumento di tortura. Diventa per noi un mezzo di entrare nella più profonda intimità col Salvatore. È mette nostra amicizia con Cristo sotto prova. Cerchiamo in LUI solo una soddisfazione emozionale? Un tale falso amante è stato criticato severamente e chiamato “ Usuraio dei sentimenti che vuole fondare il suo negozio in Dio : per aumentare la sua propria felicità – un usuraio dei sentimenti” ( Léon Bloy).

Che lo Spirito Santo può far crescere ben altri frutti di fede ce la mostra un grande personaggio della storia, il re del Belgio Baldovino. Lo ho conosciuto personalmente. Non era solo un capo di governo coraggioso e sobrio. Anche un uomo che amava profondamente Gesù, infiammato dallo Spirito Santo. Verso la fine della sua vita, non lunga e non facile, scriveva nel suo diario: “ Gesù, fammi crescere nel tuo amore e insegnami ad abbracciare la croce quando mi chiami. Non voglio rifiutarla, ma rallegrami che tu, Gesù mio, mi affliggi” (12 / 03 / 1989).

Ringraziamo di nuovo, in questa celebrazione Eucaristica, Dio Trinitario per la gioia della sua presenza tante volte sperimentata e avviciniamoci a Cristo Redentore, Signore della Chiesa, che ci vuole suoi messaggeri.  



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